Alcune riflessioni della mozione Marino AL sulla problematica dei rifiuti

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  1. 1. I RIFIUTI

2.1 La situazione nella UE

La produzione dei rifiuti è da anni in continuo aumento nella maggior parte dei Paesi Europei: ogni anno nella UE vengono prodotti circa 1,4 miliardi di tonnellate di rifiuti (esclusi i rifiuti agricoli). L’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) stima che la maggior parte dei rifiuti prodotti nell’Unione Europea rientri in cinque grandi flussi:

-          rifiuti dell’attività manifatturiera (26%);

-          rifiuti di cava e di miniera (29%);

-          rifiuti da costruzione e demolizione (22%);

-          rifiuti urbani (14%);

-          rifiuti agricoli e forestali, di cui risulta difficile stimare la quantità.

I rifiuti pericolosi infine ammontano a circa 30 milioni di tonnellate prodotte per anno.

É opinione generale che, senza nuove misure politiche, la produzione di rifiuti nell’UE continuerà ad aumentare: infatti secondo le stime dell’OCSE  la produzione di rifiuti solidi urbani nei paesi OCSE aumenterà, nel periodo compreso tra il 2010 e il 2020, del 23%, raggiungendo un quantitativo pro-capite medio di 640 kg per abitante per anno. [Come dato di riferimento si consideri che il dato medio italiano di produzione di RSU è oggi attorno a 440 kg/ab x anno, mentre lo stesso dato per la nostra zona è di quasi 540 kg/ab x anno].  Sempre secondo l’OCSE, anche altri importanti flussi di rifiuti, come i rifiuti industriali e i rifiuti da costruzione e demolizione, registreranno in futuro un aumento considerevole.

Riguardo alla gestione dello smaltimento finale, i dati più attendibili riguardano i rifiuti solidi urbani (RSU) ed indicano qualche progresso rispetto al ricorso a metodi di trattamento alternativi rispetto allo smaltimento in discarica, anche se quest’ultima rappresenta ancora la forma di gestione più utilizzata (57%). Qualche progresso si osserva nel riciclo e nel compostaggio dei rifiuti urbani solidi, passati dal 15% nel 1995 al 20% alla fine del primo decennio del 2000.  La situazione è, comunque, estremamente diversificata nei diversi Paesi dell’Unione Europea: in alcuni Stati lo smaltimento in discarica è ancora il metodo più utilizzato per i rifiuti urbani, con una quota pari all’80% o superiore; in altri, si arriva a percentuali inferiori al 20%.

Ancora più marcato è il divario che si rileva per la frazione biodegradabile dei rifiuti solidi urbani; infatti in molti Paesi vige il divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti biodegradabili (Francia, Norvegia, Italia, Danimarca e Olanda) e in altri è entrato in vigore solo recentemente.

In alcuni Paesi è vietato lo smaltimento in discarica dei rifiuti dotati di un discreto potere calorifico; in altri tale divieto entrerà in vigore: in Italia il divieto riguarda (dal 1° gennaio 2007) i rifiuti con potere calorifico inferiore (P.C.I.) maggiore di 13.000 kJ/kg.

Tale impostazione determinerà un aumento considerevole dei rifiuti avviati a recupero energetico che, attualmente, copre una percentuale inferiore al 20% della produzione di RSU, ma con marcate diversità tra i vari Stati membri: Francia, Svezia, Danimarca e Olanda presentano infatti livelli elevati di incenerimento in impianti ambientalmente accettabili, per lo più con recupero energetico.

 

 

2.2 La situazione normativa in Italia

 

Numerose sono le novità legislative intervenute nell’ultimo anno a livello europeo recepite a livello nazionale con occhio attento più al grande mercato delle imprese costruttrici di impianti che non all’ambiente, normative destinate a incidere profondamente sull’attuale sistema di gestione dei rifiuti solidi (urbani ed industriali).

Anche in questo caso, come per le aziende dell’acqua, è molto forte la pressione (sia normativa sia da parte della maggioranza di governo) per far convergere in ambito privato il settore dei servizi ambientali mediante la vendita delle società (in toto o acquisendone rilevantissime quote azionarie) a gruppi imprenditoriali/finanziari (ma in questo tipo di azioni la parte finanziaria è nettamente dominante a fronte dell’aspetto industriale dell’operazione).

Il raggiungimento degli obiettivi di riduzione della frazione biodegradabile sta portando ad una crescita del sistema di trattamento biologico aerobico e anaerobico di tali rifiuti che dovranno poi, una volta trattatti, essere avviati a circuiti di valorizzazione.

Anche in questo caso lo strumento normativo potrà rivestire un ruolo importante nel garantire un reale sbocco di mercato soprattutto per quei materiali derivanti dal trattamento di frazioni organiche più inquinate che non potranno trovare un impiego in agricoltura.

 

 

2.3 La gestione del rifiuto solido urbano

L’Italia può disporre di una serie storica dei dati sui rifiuti totali prodotti dal 1995 ad oggi che, messi in relazione con il PIL su base 1995, mostrano ancora una stretta correlazione fra crescita economica e produzione di rifiuti solidi (urbani ed industriali) negli anni considerati. La quantità totale prodotta nel 2008 è stata pari a oltre 122 milioni di tonnellate di rifiuti suddivisi in circa 90 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, di cui 5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi e 32 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani.

 

Nella nostra provincia dovrà proseguire la razionalizzazione ed il potenziamento dei servizi di raccolta differenziato e di riutilizzo energetico del rifiuto attraverso l’attenta valorizzazione delle frazioni inorganiche o non immediatamente biodegradabili intercettate attraverso la raccolta differenziata (plastiche, vetro, carta, metalli, etc.) nell’ottoca dell’accordo di programma interprovinciale fra Provincia di Alessandria e provincia di Asti (con possibili estensioni a parte della Provincia di Cuneo) stipulato nel 2009.

É comunque divenuto indifferibile affrontare due aspetti del comparto rifiuti solidi urbani:

-          la riorganizzazione (amministrativa ed operativa) dei bacini di raccolta attorno ad aziende di livello comprensioriale;

-          la riorganizzazione su base provinciale delle fasi di smaltimento finale per quelle frazioni di rifiuto che non possono essere smaltite se non attraverso la discarica ed attraverso la termovalorizzazione.

Anche in questo caso, (come nel comparto acqua) è fondamentale il controllo dell’ente locale visto non solo come controllo societario ma soprattutto come capacità di organizzare le risorse locali per venire incontro alle necessità della gente sul territorio e non alla sola remuneratività del capitale investito.

Questo attento controllo andrà sviluppato soprattutto nella fase di passaggio del sistema di esazione dei rifiuti da tassa (quale è oggi) a tariffa, così come prescritto dalla normativa.

L’attenzione (sulla base dei principi di equità e solidarietà) che sarà posta a questa fase (di rilevanza non solo tecnica ma soprattutto sociale ed amministrativa) sarà un elemento caratterizzante dell’azione politica del nostro Partito.

 

Giorgio Abonante