Le modifiche al regolamento per l’assegnazione degli alloggi di riserva per l’emergenza abitativa

La posizione e il contributo del gruppo consiliare del Pd

Nei giorni scorsi è stato dibattuto e votato in aula il nuovo regolamento per l’assegnazione delle case per emergenza abitativa. La maggioranza ha voluto introdurre un criterio fortemente premiale per anzianità di residenza nel Comune di Alessandria con punteggi a crescere. Meccanismo a nostro giudizio di dubbia legittimità perché non previsto della normativa regionale ma, soprattutto, penalizzante per chi vive una vera condizione di disagio.

Noi avevamo un obiettivo chiaro da raggiungere ed era quello di iniziare a introdurre nel sistema regolamentare comunale il riconoscimento di due condizioni purtroppo crescenti nella società odierna: genitori separati o divorziati che vivono soli e donne vittime di violenza. Riteniamo che, quando si parla di diritti sociali, se si vuole costruire una comunità più sicura e più coesa, si debba partire da un approccio pragmatico che, se manca, rischia di portare il decisore pubblico a introdurre dinamiche esclusive. I bisogni emergenti devono essere per prima cosa conosciuti e, per questa ragione, avevamo chiesto di costituire un gruppo di lavoro Comune, Osservatorio, Cissaca proprio per studiare i dati sulle nuove povertà in Alessandria. Richiesta respinta dalla maggioranza che ha preferito arrivare in aula con un provvedimento di fatto ideologico.

Ci siamo rifatti ai dati riportati dall’Istat e da Caritas per avere conferme su quanto vediamo purtroppo tutti i giorni.

La difficile situazione sociale determinata dalla crisi economica è resa più pesante in Italia da “gravi e crescenti difficoltà derivanti purtroppo dalla rottura dei rapporti coniugali, sia a livello occupazionale sia abitativo”. Già nel ‘Rapporto 2014’ della Caritas sulla povertà e l’esclusione sociale intitolato ‘False partenze’, il 66,1% dei separati che si rivolgono alla Caritas dichiara di non riuscire a provvedere all’acquisto dei beni di prima necessità. Prima della separazione erano solo il 23,7 per cento. Rispetto al pre separazione, quando il 43,7% degli intervistati viveva in abitazioni di proprietà e il 42% in affitto, la situazione nel post separazione risulta decisamente alterata. Dichiara di aver cambiato abitazione l’87,7% degli uomini contro il 53,1% delle donne.

Dati che trovano conferma nella sezioneIndicatori di separazioni dei coniugi per anno in Piemonte”

http://www.istat.it/it/piemonte/datiqt=gettable&dataset=DCIS_SEPARAZIND&dim=5,0,0&lang=2&tr=0&te=0

Altra condizione di disagio purtroppo crescente è quella delle donne vittime di violenza, anche qui ci rifacciamo alla fonte Istat: vittime di reati di stalking e violenza sessuale, 80% donne, 90% donne. Con buona pace di quella parte di destra della maggioranza che voleva emendare il testo riconoscendo parità tra uomo e donna vittime di violenza. Assurdo. Ma occorre riconoscere che Lega e Forza Italia hanno mostrato equilibrio e fermezza bocciando la proposta.

Riassumendo, il gruppo PD ha mediato con la maggioranza, astenendosi sul provvedimento generale, per segnare un primo ma significativo passo avanti nel provare a dare risposte a queste due categorie di persone, cittadini in difficoltà prima ignorati dal “Regolamento emergenza abitativa”. Pensiamo di aver dato il nostro contributo affinché il provvedimento uscisse dall’aula anche con qualche elemento migliorativo.

 

 

GTT – ATM, in Italia contano solo le grandi città. Le altre si devono arrangiare.

La vicenda GTT la dice lunga sullo stato dei rapporti fra autonomie locali, città metropolitane, Regioni e Stato nel nostro Paese e il tempismo con il quale riprende vigore l’amore per le Regioni suscita, in chi come il sottoscritto ha vissuto direttamente la vicenda di un Comune in dissesto, un sentimento di disaffezione difficile da metabolizzare.

Un clima che si alimenta anche della retorica, a questo punto la considero così, con la quale il Legislatore ha imposto da molti anni ormai conti in ordine per le Società partecipate dai Comuni, Comuni ai quali è stato negato (correttamente, a mio giudizio) di ripianare situazioni comatose. Tutto giusto, in teoria. Ma incoerente se si guarda il totale strabismo con il quale il sistema istituzionale valuta le crisi societarie pubbliche di periferia e quelle del centro, laddove per centro intendo le aree metropolitane, le aree che contano. E non è solo una questione etica, lo è anche, è pure una questione politica e pratica. Politica perché in questo modo si comunica distanza fra centro e periferia, pratica perché si tende a perpetuare l’inefficienza e l’inefficacia di soggetti societari e modelli organizzativi che non hanno più nulla da dire.

Consiglio a tutti di leggersi la vicenda di ATM (tpl) di Alessandria e rapportarla all’eventuale, goffo e dispendiosissimo tentativo di salvataggio di GTT (sempre tpl).

La vicenda di ATM, per chi è interessato, è raccolta in http://www.giorgioabonante.it/blog/la-vicenda-atm-e-la-nuova-amag-mob-trasparenza-rilancio-occupazione.html

e, per non annoiare quei pochi che leggeranno, non sto ad elencare le innumerevoli interlocuzioni con la Regione Piemonte che pure ci aiutò anticipando risorse che peraltro avrebbe dovuto liquidare, garantì sostanzialmente l’accelerazione di pagamenti comunque dovuti.

Da quel che si legge sui giornali il Comune di Torino restituirebbe il debito verso la sua partecipata Gtt, che ammonta a 27,4 milioni, a rate in dieci anni, senza sapere cosa sarà di Gtt in futuro. 27 milioni che forse non basterannono per mettere al sicuro l’azienda del trasporto pubblico, visto che Gtt al 31 dicembre scorso aveva debiti per oltre 500 milioni. L’unico socio di Gtt è il Comune di Torino. E la Regione e lo Stato cosa fanno? Mentre dicono di non poter aiutare le altre aziende in difficoltà sparse sul territorio sembrerebbero d’accordo nell’intervenire per salvare l’insalvabile.

Senza pregiudizi, va benissimo l’intervento dello Stato in certe situazioni, ma deve valere per tutti e a condizione che si ribaltino i modelli aziendali fallimentari.

(Stessa morale per i continui rocamboleschi salvataggi di Roma, realtà amministrativa da azzerare e ricostruire e invece mantenuta in un’eterna e deresponsabilizzante agonia.)

Comunque, ad Alessandria ci siamo presi le nostre responsabilità e oggi esiste una società con conti in ordine e modelli organizzativi decisamente cambiati. Certo, con l’intervento generoso dello Stato e della Regione avremmo fatto di più e meglio. Ma tutto sommato è stato meglio così, nel senso che forse Alessandria non commetterà più gli stessi errori commessi in passato.

Questa è una delle ragioni per cui un’eventuale rinnovata autonomia delle Regioni ha bisogno una direzione equilibrata da parte dello Stato e dalle fonti normative di rango superiore per collegarsi ai vuoti quesiti referendari di moda ultimamente.

Diversamente, continuerà a vigere la legge del più forte e poco altro. Una triste lezione politica.

Programma di Mandato del Sindaco Cuttica, le nostre considerazioni.

Pubblico la traccia (chiedo scusa quindi per la forma) che ho utilizzato ieri sera per intervenire nella discussione generale sul Programma di Mandato del Sindaco Cuttica. Le repliche del Sindaco e della maggioranza, esposte con un atteggiamento muscolare e argomentazioni che grondavano retorica, sono state ampiamente omissive sulle domande e sulle questioni che il Gruppo consiliare del PD ha voluto porre. Del resto l’aula ha fotografato una serie di contraddizioni che non potevano che innervosire la maggioranza. A noi il compito di controllare questo pericoloso quadro di Governo composto da Partiti divisi e da un accordo elettorale fatto con Alessandria Migliore di indubbia efficacia ma oggi già chiaramente foriero di tensioni. Il mio intervento, duro nei contenuti ma rispettoso di tutti, ha subito una replica decisamente sopra le righe del Sindaco. Sarà stata la stanchezza. O forse il sintomo di qualcosa già gravemente sfilacciato. Il tempo parlerà. 

La Premessa (fotografia impietosa di Alessandria, a mio avviso esagerata per quanto i problemi siano tanti) sembra aprire ad un forte programma di interventi, di Governo, invece…

Pare il Programma di Mandato di una città appena uscita dalla guerra… ma se questo è ciò che pensate uno si aspetterebbe di vedere, a seguire, un corposo programma di riforma dell’Ente e di ridisegno complessivo di Alessandria… invece l’approccio è debole. Il malato è grave ma gli si dà un’aspirina.

Dal programma di mandato non emerge quale vocazione vedete nel medio lungo periodo per Alessandria.

C’è un passaggio dell’amministrazione Fabbio che non criticai mai e fu il Piano strategico. Aveva un senso: redigere schede progettuali con le forze sociali ed economiche alessandrine per preparare Alessandria alle opportunità che il futuro avrebbe offerto. E ha portato buoni risultati, assieme all’impegno dell’Amministrazione Rossa, come dimostra la capacità che ha avuto il Comune nel tempo di non perdere buoni treni come il finanziamento della Cittadella e il bando periferie sull’asse urbano est.

Del resto la Torino post industriale che si riqualifica nel nuovo millennio nasce da processi di pianificazione strategica, Cuneo idem, e così per molte altre città… nella seconda metà del mandato amministrativo scorso istituimmo un’unità di progetto per dare seguito all’approccio strategico, unità di progetto che ha già dato risultati buoni per esempio nel confronto con gli attori istituzionali interessati dal percorso di programmazione degli interventi in Cittadella. Rafforzatela, può essere d’aiuto.

Avete fatto una fotografia drammatica della realtà alessandrina, a maggior ragione avreste dovuto prospettare una cura, sotto la forma di un progetto ambizioso e credibile.

I programmi di mandato 2007 – 2012 e 2012 – 2017 avevano linee guida chiare. Fabbio puntava sullo sviluppo della città verso Valenza e sul “Comune leggero”, noi avevamo come obiettivi da raggiungere il risanamento e l’apertura/riorganizzazione del sistema Comune. Piaccia o non piaccia i testi esprimevano approcci chiari. Nel vostro documento invece non si riesce a cogliere un indirizzo di riferimento.

Un testo, il PdM, che rimanda al Documento Unico di Programmazione che doveva essere approvato nei 120 gg dopo l’insediamento del nuovo Sindaco… e invece del DUP non abbiamo notizia. Vedremo. Pare che la trasparenza e la partecipazione fossero termini buoni solo per il periodo elettorale. Oggi rimane l’esercizio retorico e nulla di serio. Come per la vicenda del nuovo coordinatore dell’ufficio di Gabinetto, la competizione c’è stata, sicuro, ma non tra i curricula presentati dagli ingenui malcapitati ma tra quelli che ambivano al posto e non sono riusciti a spuntarla… è stata una battaglia tutta interna alla Lega Nord , null’altro… trasparenza… vogliamo trasparenza sostanziale, non di facciata, poi partecipazione non retorica e soprattutto Governo, quel governo che i cittadini meritano di avere e che oggi non hanno, visto che non apparite come una maggioranza coesa

La guida delle Partecipate è assente. Linee di indirizzo sulle società annunciate per fine settembre ma siamo ancora fermi alla lettera in cui l’amministrazione intima ai CdA delle partecipate di fare ordinaria amministrazione e basta… ma sono passati mesi e non si può rimanere sospesi in eterno…

Trasparenza, partecipazione e governo: se si vuole dare forma e sostanza a quel Comune aperto a cui tutti dicono di tendere occorre praticarli questi prinicipi, non solo proclamarli.

– il Piano della Mobilità che è rimasto in pubblicazione fino al 15 settembre ha prodotto osservazioni? Sì, no, come intendete portarlo avanti? Si riaprano i termini se ritenete di dovere coinvolgere di più i cittadini…

– sulla Valfré, siamo vicini ad una delle più grosse operazioni di ridisegno urbano che Alessandria abbia vissuto negli ultimi anni ma il Demanio agisce ignorando il Comune o è il Comune che si cucina la partita tra pochi addetti ai lavori?

La trasparenza non è solo mandare in diretta il Consiglio comunale o avere un albo pretorio che spara delibere a raffica, la trasparenza è soprattutto coinvolgimento dei portatori di interesse nei processi di trasformazione urbana, economica e sociale che la città vive. Non è l’ossessione della forma ad avvicinare i cittadini al Comune, ma i processi amministrativi visibili e tracciabili al servizio dei contenuti e di chi si interessa al bene comune.

Si parla genericamente di rigenerazione nel testo che ci avete proposto ma non sappiamo come vogliate promuoverla: in che aree, come…

Non abbiamo indicazioni sul percorso di riapertura del Teatro, e nemmeno sulla grande opportunità offerta dai fondi CIPE e POR FESR sulla Cittadella.

Parlate di rigenerazione ma banalizzate l’avvenuta riapertura delle sale Zandrino e Ferrero ignorando l’importanza che questa novità ha avuto nel disegno di riqualificazione dei Giardini Pubblici, anche in termini di sicurezza urbana.

Parlate di rigenerazione ma non avete ancora dato un’indicazione chiara sul parcheggio sotterraneo in piazza Garibaldi. Torna invece, a sorpresa, peraltro in modo vago, l’idea di un parcheggio in piazza della Libertà, poi cassato come refuso (strana cosa)… un fulmine a ciel sereno che crea una contraddizione nel momento in cui sostenete pure la necessità di strutturare un sistema di parcheggi a corona: vedete il centro come motore di socialità o come linea di attraversamento a disposizione di qualunque mezzo di trasporto? Che visione urbanistica avete?

Sulla macrostruttura e sull’organizzazione degli uffici… A che tipo di riassetto pensate per questo Comune? Alleggerite o pensate davvero, per esempio, di internalizzare i tributi minori? Riconosco su questo tema un passaggio chiaro e comprensibile, uno dei pochissimi del vostro programma di mandato: esternalizzazione dei servizi cimiteriali. Vedremo.

Sulle partecipate, linee di indirizzo e piani industriali, per adesso non se ne vede l’ombra eppure parlate liberamente sui giornali di rapporti con IREN… sono scelte che devono fare passaggi precisi e, appunto, trasparenti…

Ma, su tutto aleggia lo spettro di un sistema che sembra l’opposto di quel che dovrebbe essere. Noi vorremmo avere un rapporto sano, chiaro e dialettico in quest’aula, ma non sappiamo quale sia l’interlocutore… rispettiamo il Sindaco per il ruolo che ha e per l’esperienza che si è fatto nelle istituzioni, ma lo vediamo stretto dai troppi gruppi e gruppetti che popolano la maggioranza, dovrebbe essere la guida e invece sembra preso più che altro da uno sfiancante lavoro da arbitro di troppe fazioni in gara…

Aspettavamo il Documento Unico di Programmazione, atto fondamentale di raccordo fra dimensione politica e tecnica… ma non c’è… quando lo porterete in aula? Se aspettate la nuova macrostruttura, non lo vedremo prima del 2018, e un anno a quel punto sarà già passato. Oggi comprendiamo l’impossibilità di redigerlo e presentarcelo, visto che manca addirittura il programma di mandato, la sua premessa fondamentale…

Sono palesi le divisioni nelle quali vi dibattete.

A noi interessa discutere di futuro, di Nuovo Ospedale, della Valfrè, di ricerca e sviluppo da insediare in Cittadella o dove volete voi, del Nuovo Tribunale, del futuro del sistema rifiuti dopo le difficili vicende di Aral, degli immobili pubblici in città e dei possibili legami con SVIAL e Valorial, dello scalo merci (sparito) e delle interlocuzioni con RFI, della riqualificazione dei lungofiumi (sparita), della presenza dell’UPO e del POLI in relazione allo sviluppo della ricerca nei settori che hanno più prospettiva, di un nuovo modello urbano (PUMS? …sparito), del rilancio del marchio Borsalino nel mondo e del sostegno che possiamo dare ai suoi nuovi investitori (Borsalino, termine sparito, pure questo, dal testo base), di una nuova e unica forma di gestione per i musei cittadini, del rilancio della Fraschetta e della zona attorno alla Solvay e all’area ex zuccherificio, vorremmo capire se vi interessa ancora l’infrastruttura teleriscaldamento… un programma di mandato pieno di ingombranti fantasmi.

Fateci discutere di qualcosa, diteci se siete un interlocutore solido o se siete ancora alla ricerca della coesione necessaria per affrontare cinque anni così intensi. La città ha bisogno di sapere chi siete.

Non partecipiamo al voto (e non abbiamo presentato proposte di modifica) perché riteniamo il Programma di mandato non emendabile. Per due ragioni, una di forma e l’altra di sostanza:

  • – sulla forma, il testo è la trasformazione in documento amministrativo del programma elettorale del Sindaco, esposto al Consiglio comunale che sugli aspetti generali e strategici che caratterizzano tale proposta si confronta. Ma senza poter cambiare un testo che gode di legittimazione diretta. Il fatto che sia stato massacrato da decine di emendamenti, anche di maggioranza, la dice lunga sul quadro di governo oggi alla guida di Alessandria.
  • – sulla sostanza, pur apprezzando per certi versi il pragmatismo di fondo, e comunque rispettando l’elaborato per quel che rappresenta, riteniamo che il Sindaco abbia esagerato sul basso profilo del documento, un testo che dice troppo poco, soprattutto in relazione alle premesse, e non offre suggestioni in grado di creare terreno fertile per il futuro di Alessandria. Più che da emendare sarebbe stato da riscrivere.

Falsa partenza

Si sprecano da ore le battute sul nome e cognome che darà volto alla figura delineata dal bando appena pubblicato dal Comune. Ma non si vive bene con i pregiudizi quindi si aspetta prima di giudicare. Peraltro, scegliendosi il Capo di Gabinetto, ci sarà poco da dire sulla valutazione che farà il Sindaco (mentre sulle procedure adottate… vedremo). Non c’è bisogno invece di altro tempo per dire che la scelta di spendere svariate decine di migliaia di euro per assumere una figura sostanzialmente superflua in una struttura carente in tutti gli uffici strategici sia un errore. In altri termini, due mesi di campagna di elettorale a sentirci dire che la priorità è la sicurezza poi si bruciano gli spazi di spesa per il personale con l’assunzione di una figura oggi assolutamente marginale per le priorità che l’ente ha, note a tutti. Per non dire di tutti gli altri uffici in cui ci sarebbe bisogno di nuovi innesti. Non si inizia così la prima fase post dissesto. Il messaggio comunque è chiaro: si preferisce strutturare lo staff politico invece che intervenire a piedi uniti sulle carenze della pianta organica, detta alla vecchia maniera.

Quel “passante” che prima o poi ti aspetti

Al cospetto della attuale situazione politica italiana, ma non solo, un militante di sinistra è riconducibile alla figura di quel tennista frastornato dai colpi dell’avversario in una posizione debole, con la speranza che il suo contendente prima o poi sbagli il colpo, ma con la quasi certezza di essere infilato da un facile passante lungolinea. Tutti i segnali sono chiari, eppure non si ha la forza e la lucidità di reagire in modo efficace. La vittoria della Brexit, la sconfitta al referendum italiano di dicembre scorso, Trump che conquista la Casa Bianca, le istanze secessioniste che riprendono vigore, l’avanzata delle destre, e infine le nostre sconfitte alle amministrative. Ovunque crescono le posizioni che puniscono il centrosinistra riformista e le forze che hanno concorso a plasmare l’Europa: l’unico vero sogno politico della mia generazione.

Tutto ciò dimostra un malessere profondo, che si radica nell’assenza di un pensiero politico e di una teoria economica alternativa alla corrente ortodossia. Mi riferisco all’esplicitazione di un’idea forte, originale,che sappia riconnettere le cittadinanze alla dimensione politica senza che queste facciano riferimento ai miti pericolosi del nazionalismo e del Dio, Patria, Famiglia. Noi stessi non riusciamo a ritrovare il filo conduttore del Governo delle cose e delle persone, che per il nostro campo valoriale significa miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini più in difficoltà e di crescita della civiltà in cui viviamo. Non riusciamo a ritrovarci in una lotta di classe riformatrice che, qualora fosse ripresa, riconnetterebbe le istanze dei più deboli, spazzando via quelle differenze di pelle e di confine che sono solo l’indicatore di una difficoltà dalla quale i ceti più disagiati non riescono a uscire, se non con lo sventaglio di facili capri espiatori.

Proprio verso questo smarrimento che colpisce i più deboli – e qui sta il paradosso – noi dovremmo opporre una lettura economica, materiale e politica all’altezza dei tempi. Necessiterebbe solamente ascoltare quei pensatori più attenti della sinistra mondiale che da tempo ci suggeriscono la necessità di rompere con il meccanismo mortale della finanza e conseguentemente di rivedere quei diabolici equilibri che perpetuano le condizioni di forza dei più abbienti.

Ovunque si perde e si arretra. Anche dove non c’è Renzi. Perché è ora di sgomberare anche il campo da questo equivoco. Certo, Renzi non aiuta, ma non aiutano nemmeno le divisioni, la moltiplicazione delle sigle: quel virus che antepone le sfumature o le differenze al nostro interno rispetto alla necessità di fare massa critica e compatta a salvaguardia dei nostri ceti di riferimento.

Qual è il risultato finale di tutto ciò?Un socialismo continentale impalpabile e incolore, inabile a creare un pensiero ed una pratica europea capace di riallineare le condizioni di vita e di lavoro delle classi produttive, sia quelle che possiedono solo le proprie braccia e il proprio cervello, sia quelle che dispongono anche di strumenti di idee e di capitali.

Se per incanto ciò accadesse, verrebbero meno anche le pulsioni sovraniste e xenofobe, che non sono una condizione data e intoccabile. Sono un effetto della presente afasia dei valori universali della socialdemocrazia.

Perché Separare – di Daniele Iglina

“Il processo deve garantire il contraddittorio, deve essere un processo accusatorio e non più inquisitorio, parità di parti e terzietà del giudice”. Giovanni Conso

Giocheresti mai una partita di pallone arbitrata dal fratello del tuo avversario?
Sceglieresti mai come tuo Giudice un amico di chi ti accusa?

Il sistema del giudizio penale si regge su di un principio basilare, riconosciuto da tutti gli ordinamenti evoluti ed accolto espressamente nel sistema italiano con la costituzionalizzazione del giusto processo ex art 111 Cost.: chi giudica deve essere soggetto terzo ed imparziale.

Il sistema processuale attuale, purtroppo, non garantisce ciò che la Costituzione imporrebbe. Giudici e Pubblici Ministeri sono infatti operatori del diritto che, pur giocando ruoli assai diversi in seno al processo, appartengono oggigiorno allo stesso ordine, partecipano delle stesse prerogative, possono trasmigrare da una funzione all’altra, siedono negli stessi consigli di disciplina ed autogoverno – valutandosi e giudicandosi reciprocamente – e, non ultimo, si aggregano nelle medesime in associazioni di categoria.

Questa situazione rende assai sbilanciato il sistema del giudizio penale: da una parte un giudice ed un pubblico ministero accomunati da esperienze, concorsi e carriere professionali intrecciate, dall’altra un difensore isolato dal contesto e posto in una situazione di obbiettiva difficoltà nel far valere i diritti del suo assistito.

Per queste ragioni l’Unione delle Camere Penali italiane, con il sostegno del Partito Radicale, sta raccogliendo le firme per una proposta di legge di revisione costituzionale con l’obiettivo di riequilibrare il sistema, concedendo a tutte e due le parti del processo penale (l’accusa e la difesa) le stesse opportunità di partenza nel dimostrare le proprie tesi, ridefinendone le carriere e, da ultimo, creando due diverse associazioni di categoria.

Pensaci: se fossi tratto a giudizio, non vorresti che chi ti difende disponesse delle stesse armi di cui dispone chi ti accusa? Non vorresti un Giudice super partes rispetto agli interessi in causa?

Tutte le informazioni e i punti di raccolta firme su http://www.separazionedellecarriere.it/

Partecipate e programma di mandato, che strada prenderanno Giunta e maggioranza?

I Comuni devono adempiere entro il 30 settembre alla ricognizione di tutte le partecipazioni possedute, secondo quanto previsto dal legislatore, per razionalizzare i sistemi di erogazione dei servizi sia in termini di costi che di efficienza degli stessi. La mancata adozione della delibera di approvazione del piano straordinario di revisione è sanzionata dall’art. 24 del Testo Unico delle Società Partecipate con decorrenza delle eventuali sanzioni dal 1 ottobre 2017. Tra l’altro la norma non lascia dubbi in merito al fatto che gli adempimenti siano estesi a tutte le partecipazioni societarie dirette e indirette. I Comuni possono anche evitare l’alienazione di asset non strategici e funzionali procedendo alla razionalizzazione delle partecipazioni, attraverso operazioni di razionalizzazione, mediante fusione o soppressione, ma in questo caso devono predisporre un nuovo piano industriale che giustifichi il complessivo riassetto delle partecipazioni.

Ma, al di là degli aspetti formali che verranno certamente rispettati, quel che più conta sono le questioni politiche e amministrative che discendono da questa scadenza.

Nel recente passato il Comune di Alessandria ha approvato il Piano di Razionalizzazione delle società direttamente ed indirettamente partecipate, con deliberazione della Giunta Comunale n. 73 del 17/3/2015. In seguito, con deliberazione della Giunta Comunale n. 99 del 30/3/2016, ha approvato la relazione sui risultati conseguiti in seguito all’adozione del piano di razionalizzazione delle società direttamente ed indirettamente partecipate.

Le delibere contengono il riassunto delle scelte fatte e delle prospettive delineate in merito a tre temi: riorganizzazione del settore gas, rete idrica e integrata e filiera rifiuti, dismissione delle partecipazioni non strategiche, attivazione del sistema di controllo sulle partecipate.

Oggi, dopo il voto di giugno, il quadro politico è diverso e occorre capire se quel che è stato fatto è ancora valido o no. Su questi tre punti, assolutamente centrali per le ricadute che hanno nella vita di tutti i cittadini alessandrini, è fondamentale sapere cosa pensa la nuova amministrazione, se intende confermare le scelte fatte nel quinquennio 2012/17, se intende cambiare strada, se intende solo correggere la rotta (e, se sì, come); antipasto dell’altro fondamentale appuntamento amministrativo, il più importante nel primo periodo di consigliatura, che è la presentazione del programma di mandato. Due momenti amministrativi che aspettiamo con interesse. Diamo la massima disponibilità nel trovare forme di collaborazione in Consiglio comunale, laddove la maggioranza dovesse avere delle difficoltà e comunque sui temi che riterremo meritevoli di approvazione, a patto che ci sia la convergenza almeno sulle linee guida principali che hanno guidato il corposo processo di razionalizzazione promosso fino al mese di giugno 2017. Sul tema pende tra l’altro l’assoluta inerzia nel rapporto fra Comune e amministratori delle società partecipate con il mantenimento in capo a queste dei soggetti nominati dall’amministrazione precedente, forse per un apprezzamento diffuso sul loro operato, forse per orientamenti destinate a non cambiare, o forse solo per un normale periodo di assestamento della nuova amministrazione. Vedremo. Registriamo tuttavia le dichiarazioni pubbliche di qualche assessore insoddisfatto della gestione di Amag Ambiente, manifestazioni plateali che però non hanno avuto effetti operativi concreti. Son passati quasi tre mesi, inizia ad essere il tempo delle decisioni.

Telecamere e quella parte di centrodestra sempre in trincea

Leggo qua e là prese di posizione di quella parte di centrodestra alessandrino, PdL nella fattispecie, che non ha ancora deciso di guadare avanti preferendo sterili polemiche peraltro basate su una scarsissima conoscenza dei fatti.
Dopo l’infinita polemica sul bilancio, da cui si è smarcata la Lega Nord, oggi il centrodestra PdL se la prende con quel che non avrebbe fatto il centrosinistra sul sistema di videosorveglianza. Peccato che esista una relazione della Direzione competente che espone in modo chiaro quanto è stato fatto sia per ritracciare la rete dei sottoservizi che per strutturare uno staff interno all’ente in grado di occuparsi del problema, lavoro che ha prodotto parallelamente anche la riaccensione di una ventina di dispositivi. E’ tutto contenuto nella relazione che allego e invito a leggere. Aggiungo che l’operazione “telecamere gratis”, spacciata come scelta virtuosa, fu un errore grave e molto costoso. Basterebbe riprendere la pila di fatture mai pagate e giacente tra i documenti di Aspal in liquidazione per lavori di installazione e manutenzione che furono tutto tranne che regalati. Un’operazione totalmente priva di logica per la quale il Comune regalò decine di spazi pubblicitari. Altro che “telecamere gratis”.
A bilancio abbiamo lasciato risorse sulla previsione triennale per procedere con la gara finalizzata alla strutturazione del nuovo sistema di sorveglianza, gara che non siamo riusciti a fare nella gestione “Rossa” solo perché la rete infrastrutturale di servizio alle telecamere era completamente da riprendere, tracciare e verificare. Anche su questo punto invito a leggere la relazione della Dirigente competente.
Io credo che PdL dovrebbe scrollarsi di dosso il senso di inferiorità che vive oggi nei confronti della Lega Nord e di rancore nei nostri confronti e iniziare a contribuire al dibattito sul futuro della città nelle sedi opportune, magari con argomentazioni più solide e documentate.
Sulla vicenda specifica “telecamere” ho tutta la documentazione di riferimento, se a qualcuno interessa…

Proposta di intervento di riqualificazione ambientale delle aree fluviali di Alessandria dei fiumi Bormida e Tanaro

Il progetto, oggi giacente al CIPE come studio di pre-fattibilità, consiste in un intervento di riqualificazione ambientale delle aree fluviali di Alessandria sui fiumi Bormida e Tanaro e ha come obiettivo contribuire significativamente al miglioramento della qualità della vita degli alessandrini favorendo la fruizione delle aree perifluviali pubbliche, o di uso pubblico tra cui quella dell’ex cava di Cascina Clara e Buona, integrando il recupero ambientale previsto dal progetto del Consorzio Cociv e approvato dalla Deliberazione della Giunta Regionale n. 8- 3161 del 18 aprile 2016. Tutto ciò però senza interferire negativamente, ma anzi integrandosi con le normali attività agricole che hanno nel tempo disegnato un paesaggio agrario esso stesso meritevole di valorizzazione.

Il valore complessivo di questi interventi si aggira intorno al milione e mezzo di euro pertanto la realizzazione di questo progetto è da definire sulla base dei fondi che verranno concessi, se verranno concessi. Il progetto si potrebbe comunque utilizzare per fare attività di fundraising con altri soggetti interessati.

Il Consiglio comunale negli anni scorsi si è espresso più volte sulla necessità di lavorare per la riqualificazione dei lungofiumi. Inoltre, rimane aperta la partita con la Regione Piemonte per il riconoscimento dell’area di salvaguardia della confluenza Tanaro/Bormida da riprendere questa volta con l’accordo delle associazioni di categoria degli agricoltori.

Obiettivi

– consentire una futura fruizione pubblica dell’area sottoposta a recupero ambientale della ex cava Cascina Clara e Buona;

– migliorare l’accessibilità al fiume;

– rendere fruibili gli argini fluviali orientando il pubblico in ambiti idonei e attrezzati;

– riqualificare e rinaturalizzare le parti degradate da attività antropiche improprie;

– tutelare e valorizzare le componenti strutturali del territorio – percorsi, arginature storiche, ecc.;

– valorizzare le visuali che si aprono sul fiume e sulle colline circostanti;

– ricostituire i collegamenti con il paesaggio agrario di pianura e con i centri abitati.

Area di intervento

L’area di intervento sono le sponde dei fiumi Tanaro e Bormida:

– sul Tanaro a partire dal Ponte Tiziano fino alla confluenza con il fiume Bormida.

– sul Bormida a partire dalla area della ex cava di Cascina Clara e Buona fino al ponte sulla str. Prov 185 (Ponte del ristorante La candela) e relativa area attrezzata e poi tramite strada asfaltata raggiunge il circolo ricreativo Europa in via del Chiozzetto in quartiere Europa e da qui prosegue fino alla confluenza con il fiume Tanaro.

Infatti il tratto fluviale delle confluenze dei due fiumi nonostante il forte impatto delle opere idrauliche realizzato a difesa della città, non appare compromesso in maniera irreversibile, ma al contrario possiede elevate potenzialità in termini di riqualificazione. Il progetto individua due ambiti di intervento collegati tramite il percorso ciclopedonale, un’area urbana e un’area periurbana.

Area urbana

Gli interventi

In questo ambito sul fiume Tanaro si prevede:

1) La realizzazione di una GRADONATA di accesso dal Parco Italia al fiume Tanaro collocata a valle del ponte della Cittadella. La gradonata verrà realizzata con moduli prefabbricati, e verranno rispettate le normative di riferimento per quanto riguarda i vincoli idraulici di occupazione dell’alveo del fiume e dell’altezza delle opere di contenimento di piena attualmente in essere.

2) Realizzazione di una passeggiata ciclopedonale a raso del fiume che percorre tutta la parte bassa del Parco Italia, con partenza dallo sbarco della gradonata sopra indicata, come collegamento dello stesso Parco Italia a valle del Ponte Meier in sponda destra fino all’argine maestro del quartiere Orti in corrispondenza di Via Poligonia, che proseguirà poi fino alla confluenza con il fiume Bormida. La passeggiata a raso del fiume verrà realizzata con opere di contenimento in massi ciclopici intasati con calcestruzzo.

3) Consentire l’accesso pedonale alle sponde del fiume Tanaro in sponda sinistra in corrispondenza della Parrocchia dell’Annunziata valicando il muro d’argine tramite scivolo accessibile anche ai diversamente abili.

4) Realizzare un’area verde pubblica di fruizione del fiume in zona Zona Orti di circa 44.000 mq delimitata dall’argine maestro e la riva del fiume in corrispondenza di via Poligonia e fino a Via Magellano tramite:

– acquisto terreno

– realizzazione imbarco-sbarco canoe

– realizzazione area attrezzata e percorso disabili

– parcheggio per auto e caravan

– valorizzazione dell’ area demaniale boscata

b) Area rurale e periurbana

In questo ambito Il progetto si basa su INTERVENTI LEGGERI ed ECONOMICI distribuiti lungo più percorsi di riavvicinamento al fiume, che hanno come fine quello di riportare la gente al fiume, la riattivazione di luoghi dimenticati, abbandonati, dismessi e la rivisitazione di elementi artificiali come le difese idrauliche e le infrastrutture.

Gli interventi

1) Realizzazione ciclopedonale Tanaro – Bormida

In prosecuzione il percorso ciclopedonale dall’area verde degli Orti una variante del percorso consente di raggiungere oltre il depuratore un’area demaniale sul fiume di circa 10 ettari da valorizzare per la fruizione naturalistica in cui si prevede un’area attrezzata per sosta e postazioni di osservazione della fauna nonché percorso per mountain bike.

La ciclopedonale dal depuratore raggiunge la confluenza del fiume Bormida passando su piste e sentieri esistenti in cui si prevede un miglioramento del fondo.

Giunta al Ponte sulla SR 10 la ciclopedonale risale la sponda sinistra del fiume Bormida fino all’area comunale ex River Side e da qui su strada bianca raggiunge il circolo ricreativo Europa in via del Chiozzetto, da qui prosegue su strada asfaltata fino a raggiungere l’area attrezzata demaniale a monte del Ponte su SP 185 (presso ristorante La Candela) e prosegue su strada bianca per terminare all’area di ex cava di Cascina Clara e Buona in sponda sinistra del fiume Bormida oggetto di specifico progetto di recupero su oltre 40 ettari a destinazione naturalistica ed in disponibilità del Consorzio Cociv.

2) Creazione di aree di sosta attrezzate nei punti significativi sponda sinistra del Fiume Bormida

– area attrezzata demaniale a monte ponte SR 10 (Ponte per Spinetta M.go)

– area attrezzata comunale ex River side e sistemazione sponda demaniale

– Rinaturalizzazione di aree degradate e/o prive di vegetazione in particolare ex baracche diroccate presenti in sponda sinistra del fiume Bormida su sedime privato e su sedime demaniale (Forte Guercio) prospiciente via del Chiozzetto

– area attrezzata demaniale a monte Ponte su SP 185 (presso risto La Candela)

I fruitori

Pescatori – I pescatori sono per lo più cittadini di Alessandria e dei comuni limitrofi avranno maggiori spazi e ambienti riqualificati.

Ciclisti, cicloturisti, escursionisti e canoisti – I ciclisti e gli escursionisti che percorrono il percorso ciclopedonale possono approfittare di un momento di sosta utilizzando le aree attrezzate per avvicinarsi al fiume, oppure deviare e visitare il centro città. Inoltre la realizzazione di due imbarchi e sbarchi sul fiume consentirà lo sviluppo di attività canoistiche.

Turisti e curiosi – Il percorso riesce ad attirare l’attenzione del turista occasionale grazie alla presenza di installazioni interattive ed alla possibilità di collegare più punti significativi della città e della campagna, offrendo un’esperienza praticabile anche in giornata.

Per una lettura critica delle cartolarizzazioni alessandrine. Le vicende SVIAL e VALORIAL.

Le operazioni di cartolarizzazione dei patrimoni immobiliari disponibili sono state all’ordine del giorno in moltissimi Comuni nella prima decade degli anni Duemila, ma in Alessandria la doppia operazione, indipendentemente dal colore politico dell’Amministrazione, è stata caratterizzata dallo scopo primario di riequilibrare la parte corrente del bilancio comunale, anziché programmare nuovi investimenti strutturali. Operazione che non ebbe successo anche perché lo squilibrio delle spese correnti era dovuto al fatto che queste ultime avevano carattere ricorrente al contrario del corrispettivo per la vendita degli immobili.
– L’intervento del Comune di Alessandria a favore di VALORIAL (coobbligato in fideiussione sul fido di oltre 5 milioni rilasciato dalla Banca Popolare di Novara) fu necessario per ottenere l’assenso all’operazione da parte dell’Istituto di Credito in considerazione del fatto che il pool bancario della prima operazione (SVIAL) si era ritirato dalla seconda proposta. La fideiussione comunale venne approvata dal Consiglio Comunale durante l’Amministrazione di centrodestra 2007 – 12.
– Sotto la Direzione generale di Dario Pavanello, SVIAL affidò incarichi di consulenza ad uno Studio Legale di Alessandria per l’effettuazione dei procedimenti di vendita degli immobili acquisiti dal Comune.
– L’esposizione debitoria di SVIAL, oltre all’incarico consulenziale summenzionato (valore di circa 120.000 euro), riguarda esclusivamente il pool bancario (BPM – BNP Paribas – Intesa San Paolo) per un valore di circa 6 milioni (capitale + interessi) sulla quale sussiste esclusivamente un pegno a favore dei Creditori sulle quote societarie.
– L’esposizione debitoria di VALORIAL, oltre al debito bancario garantito in parte dalla fideiussione citata e in parte da un mutuo ipotecario di circa 1,5 milioni, è consistito in un debito nei confronti del Direttore generale Dario Pavanello; quest’ultimo ha avviato a suo tempo procedura esecutiva a carico dei terreni di proprietà della Società che sono già andati venduti all’asta giudiziaria nel mese di maggio scorso.
–  Durante gli anni della “nostra” amministrazione si sono necessariamente – e in primo luogo – messi in liquidazione i due Soggetti in quanto le nuove norme avrebbero obbligato il Comune a sopportare a bilancio le ingenti perdite di esercizio dovute alla radicale svalutazione degli immobili.
– L’ipotesi di lavoro perseguita (di comune accordo con gli Istituti di credito) è stata quella di consolidare (con contratto di accollo) il debito bancario delle due Società a carico del bilancio comunale come se si fosse trattato di mutui contratti a medio e lungo termine direttamente dal Comune.
– L’ipotesi ha incontrato una serie di difficoltà alcune delle quali non sono state superate:
a. l’indebitamento iniziale non venne utilizzato per investimenti, ma per tentare di riequilibrare il bilancio corrente del Comune (tentativo poi abortito) e come tale in violazione della norma costituzionale che consente l’indebitamento degli Enti Locali esclusivamente per investimenti;
b. l’ipotesi di trovare oggi un motivo di investimento (ampliamento del Tribunale per SVIAL e ampliamento della sede comunale per VALORIAL) è mancato di precedenti atti programmatici di indirizzo politico e di una sostanziale anticipazione nelle previsioni di bilancio della copertura finanziaria della ristrutturazione del debito;
c. Sullo sfondo resta il problema della responsabilità contabile a carico dell’Amministrazione 2007 – 2012 per la fideiussione concessa e della ipotesi di responsabilità contabile a carico dell’Amministrazione Rossa qualora fosse andata in porto la ristrutturazione del debito con accollo (ragione per la quale ci siamo fermati).
Allo stato dell’arte, almeno da quel che si legge, l’Amministrazione Cuttica sta esclusivamente cercando di onorare il debito dello Studio Legale per interrompere la procedura di asta pubblica fissata a ottobre 2017 per l’immobile di via Cardinal Massaia. In proposito, va detto che l’opzione Caserma Valfrè, nei cinque anni di centrosinistra, aveva fatto cadere l’opzione ampliamento dell’attuale sede. L’indecisione del Ministero della Giustizia continua a non rendere minimamente operativa una procedura amministrativa che dia una prospettiva di investimento pubblico all’immobile in questione.
Si sono fatte molte parole in campagna elettorale, ma ad oggi non sussiste neppure alcuna certezza della procedura ministeriale relativa all’accorpamento degli Uffici Giudiziari nella nostra Regione: tutti ne hanno parlato ma non si trovano atti o documenti in tal senso. Inoltre, il Comune ha perduto ogni competenza funzionale in materia.
L’eventuale vendita all’asta dell’immobile di via Cardinal Massaia determinerebbe un danno evidente a carico del pool bancario, ma nessuna conseguenza diretta a carico del Comune per il fatto che su SVIAL non ci sono obbligazioni civilistiche contratte (né reali, né personali). Certamente, però, dopo i casi di AMIU e di ATM, l’analisi creditizia del Gruppo Comune subirebbe un inevitabile aggravamento con la chiusura di possibili aperture finanziarie su altri fronti.
Diverso il discorso su VALORIAL la cui situazione è nettamente diversa da SVIAL in quanto permane lo stallo in merito alla fideiussione rilasciata a suo tempo. Responsabilità contabile? Può essere, ma a carico di chi? Sicuramente di chi contrasse l’obbligazione fideiussoria, ma anche per chi oggi o domani coprirà il debito? Il bilancio comunale potrebbe reggere l’immediata previsione di spesa di 5 milioni di euro su un unico anno finanziario? Forse utilizzando i fondi rischi accantonati per i debiti OSL, ma con una certezza: reggerebbe l’equilibrio di bilancio ma non reggerebbe l’equilibrio di finanza pubblica.