Quel “passante” che prima o poi ti aspetti

Al cospetto della attuale situazione politica italiana, ma non solo, un militante di sinistra è riconducibile alla figura di quel tennista frastornato dai colpi dell’avversario in una posizione debole, con la speranza che il suo contendente prima o poi sbagli il colpo, ma con la quasi certezza di essere infilato da un facile passante lungolinea. Tutti i segnali sono chiari, eppure non si ha la forza e la lucidità di reagire in modo efficace. La vittoria della Brexit, la sconfitta al referendum italiano di dicembre scorso, Trump che conquista la Casa Bianca, le istanze secessioniste che riprendono vigore, l’avanzata delle destre, e infine le nostre sconfitte alle amministrative. Ovunque crescono le posizioni che puniscono il centrosinistra riformista e le forze che hanno concorso a plasmare l’Europa: l’unico vero sogno politico della mia generazione.

Tutto ciò dimostra un malessere profondo, che si radica nell’assenza di un pensiero politico e di una teoria economica alternativa alla corrente ortodossia. Mi riferisco all’esplicitazione di un’idea forte, originale,che sappia riconnettere le cittadinanze alla dimensione politica senza che queste facciano riferimento ai miti pericolosi del nazionalismo e del Dio, Patria, Famiglia. Noi stessi non riusciamo a ritrovare il filo conduttore del Governo delle cose e delle persone, che per il nostro campo valoriale significa miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini più in difficoltà e di crescita della civiltà in cui viviamo. Non riusciamo a ritrovarci in una lotta di classe riformatrice che, qualora fosse ripresa, riconnetterebbe le istanze dei più deboli, spazzando via quelle differenze di pelle e di confine che sono solo l’indicatore di una difficoltà dalla quale i ceti più disagiati non riescono a uscire, se non con lo sventaglio di facili capri espiatori.

Proprio verso questo smarrimento che colpisce i più deboli – e qui sta il paradosso – noi dovremmo opporre una lettura economica, materiale e politica all’altezza dei tempi. Necessiterebbe solamente ascoltare quei pensatori più attenti della sinistra mondiale che da tempo ci suggeriscono la necessità di rompere con il meccanismo mortale della finanza e conseguentemente di rivedere quei diabolici equilibri che perpetuano le condizioni di forza dei più abbienti.

Ovunque si perde e si arretra. Anche dove non c’è Renzi. Perché è ora di sgomberare anche il campo da questo equivoco. Certo, Renzi non aiuta, ma non aiutano nemmeno le divisioni, la moltiplicazione delle sigle: quel virus che antepone le sfumature o le differenze al nostro interno rispetto alla necessità di fare massa critica e compatta a salvaguardia dei nostri ceti di riferimento.

Qual è il risultato finale di tutto ciò?Un socialismo continentale impalpabile e incolore, inabile a creare un pensiero ed una pratica europea capace di riallineare le condizioni di vita e di lavoro delle classi produttive, sia quelle che possiedono solo le proprie braccia e il proprio cervello, sia quelle che dispongono anche di strumenti di idee e di capitali.

Se per incanto ciò accadesse, verrebbero meno anche le pulsioni sovraniste e xenofobe, che non sono una condizione data e intoccabile. Sono un effetto della presente afasia dei valori universali della socialdemocrazia.

Perché Separare – di Daniele Iglina

“Il processo deve garantire il contraddittorio, deve essere un processo accusatorio e non più inquisitorio, parità di parti e terzietà del giudice”. Giovanni Conso

Giocheresti mai una partita di pallone arbitrata dal fratello del tuo avversario?
Sceglieresti mai come tuo Giudice un amico di chi ti accusa?

Il sistema del giudizio penale si regge su di un principio basilare, riconosciuto da tutti gli ordinamenti evoluti ed accolto espressamente nel sistema italiano con la costituzionalizzazione del giusto processo ex art 111 Cost.: chi giudica deve essere soggetto terzo ed imparziale.

Il sistema processuale attuale, purtroppo, non garantisce ciò che la Costituzione imporrebbe. Giudici e Pubblici Ministeri sono infatti operatori del diritto che, pur giocando ruoli assai diversi in seno al processo, appartengono oggigiorno allo stesso ordine, partecipano delle stesse prerogative, possono trasmigrare da una funzione all’altra, siedono negli stessi consigli di disciplina ed autogoverno – valutandosi e giudicandosi reciprocamente – e, non ultimo, si aggregano nelle medesime in associazioni di categoria.

Questa situazione rende assai sbilanciato il sistema del giudizio penale: da una parte un giudice ed un pubblico ministero accomunati da esperienze, concorsi e carriere professionali intrecciate, dall’altra un difensore isolato dal contesto e posto in una situazione di obbiettiva difficoltà nel far valere i diritti del suo assistito.

Per queste ragioni l’Unione delle Camere Penali italiane, con il sostegno del Partito Radicale, sta raccogliendo le firme per una proposta di legge di revisione costituzionale con l’obiettivo di riequilibrare il sistema, concedendo a tutte e due le parti del processo penale (l’accusa e la difesa) le stesse opportunità di partenza nel dimostrare le proprie tesi, ridefinendone le carriere e, da ultimo, creando due diverse associazioni di categoria.

Pensaci: se fossi tratto a giudizio, non vorresti che chi ti difende disponesse delle stesse armi di cui dispone chi ti accusa? Non vorresti un Giudice super partes rispetto agli interessi in causa?

Tutte le informazioni e i punti di raccolta firme su http://www.separazionedellecarriere.it/

Partecipate e programma di mandato, che strada prenderanno Giunta e maggioranza?

I Comuni devono adempiere entro il 30 settembre alla ricognizione di tutte le partecipazioni possedute, secondo quanto previsto dal legislatore, per razionalizzare i sistemi di erogazione dei servizi sia in termini di costi che di efficienza degli stessi. La mancata adozione della delibera di approvazione del piano straordinario di revisione è sanzionata dall’art. 24 del Testo Unico delle Società Partecipate con decorrenza delle eventuali sanzioni dal 1 ottobre 2017. Tra l’altro la norma non lascia dubbi in merito al fatto che gli adempimenti siano estesi a tutte le partecipazioni societarie dirette e indirette. I Comuni possono anche evitare l’alienazione di asset non strategici e funzionali procedendo alla razionalizzazione delle partecipazioni, attraverso operazioni di razionalizzazione, mediante fusione o soppressione, ma in questo caso devono predisporre un nuovo piano industriale che giustifichi il complessivo riassetto delle partecipazioni.

Ma, al di là degli aspetti formali che verranno certamente rispettati, quel che più conta sono le questioni politiche e amministrative che discendono da questa scadenza.

Nel recente passato il Comune di Alessandria ha approvato il Piano di Razionalizzazione delle società direttamente ed indirettamente partecipate, con deliberazione della Giunta Comunale n. 73 del 17/3/2015. In seguito, con deliberazione della Giunta Comunale n. 99 del 30/3/2016, ha approvato la relazione sui risultati conseguiti in seguito all’adozione del piano di razionalizzazione delle società direttamente ed indirettamente partecipate.

Le delibere contengono il riassunto delle scelte fatte e delle prospettive delineate in merito a tre temi: riorganizzazione del settore gas, rete idrica e integrata e filiera rifiuti, dismissione delle partecipazioni non strategiche, attivazione del sistema di controllo sulle partecipate.

Oggi, dopo il voto di giugno, il quadro politico è diverso e occorre capire se quel che è stato fatto è ancora valido o no. Su questi tre punti, assolutamente centrali per le ricadute che hanno nella vita di tutti i cittadini alessandrini, è fondamentale sapere cosa pensa la nuova amministrazione, se intende confermare le scelte fatte nel quinquennio 2012/17, se intende cambiare strada, se intende solo correggere la rotta (e, se sì, come); antipasto dell’altro fondamentale appuntamento amministrativo, il più importante nel primo periodo di consigliatura, che è la presentazione del programma di mandato. Due momenti amministrativi che aspettiamo con interesse. Diamo la massima disponibilità nel trovare forme di collaborazione in Consiglio comunale, laddove la maggioranza dovesse avere delle difficoltà e comunque sui temi che riterremo meritevoli di approvazione, a patto che ci sia la convergenza almeno sulle linee guida principali che hanno guidato il corposo processo di razionalizzazione promosso fino al mese di giugno 2017. Sul tema pende tra l’altro l’assoluta inerzia nel rapporto fra Comune e amministratori delle società partecipate con il mantenimento in capo a queste dei soggetti nominati dall’amministrazione precedente, forse per un apprezzamento diffuso sul loro operato, forse per orientamenti destinate a non cambiare, o forse solo per un normale periodo di assestamento della nuova amministrazione. Vedremo. Registriamo tuttavia le dichiarazioni pubbliche di qualche assessore insoddisfatto della gestione di Amag Ambiente, manifestazioni plateali che però non hanno avuto effetti operativi concreti. Son passati quasi tre mesi, inizia ad essere il tempo delle decisioni.

Telecamere e quella parte di centrodestra sempre in trincea

Leggo qua e là prese di posizione di quella parte di centrodestra alessandrino, PdL nella fattispecie, che non ha ancora deciso di guadare avanti preferendo sterili polemiche peraltro basate su una scarsissima conoscenza dei fatti.
Dopo l’infinita polemica sul bilancio, da cui si è smarcata la Lega Nord, oggi il centrodestra PdL se la prende con quel che non avrebbe fatto il centrosinistra sul sistema di videosorveglianza. Peccato che esista una relazione della Direzione competente che espone in modo chiaro quanto è stato fatto sia per ritracciare la rete dei sottoservizi che per strutturare uno staff interno all’ente in grado di occuparsi del problema, lavoro che ha prodotto parallelamente anche la riaccensione di una ventina di dispositivi. E’ tutto contenuto nella relazione che allego e invito a leggere. Aggiungo che l’operazione “telecamere gratis”, spacciata come scelta virtuosa, fu un errore grave e molto costoso. Basterebbe riprendere la pila di fatture mai pagate e giacente tra i documenti di Aspal in liquidazione per lavori di installazione e manutenzione che furono tutto tranne che regalati. Un’operazione totalmente priva di logica per la quale il Comune regalò decine di spazi pubblicitari. Altro che “telecamere gratis”.
A bilancio abbiamo lasciato risorse sulla previsione triennale per procedere con la gara finalizzata alla strutturazione del nuovo sistema di sorveglianza, gara che non siamo riusciti a fare nella gestione “Rossa” solo perché la rete infrastrutturale di servizio alle telecamere era completamente da riprendere, tracciare e verificare. Anche su questo punto invito a leggere la relazione della Dirigente competente.
Io credo che PdL dovrebbe scrollarsi di dosso il senso di inferiorità che vive oggi nei confronti della Lega Nord e di rancore nei nostri confronti e iniziare a contribuire al dibattito sul futuro della città nelle sedi opportune, magari con argomentazioni più solide e documentate.
Sulla vicenda specifica “telecamere” ho tutta la documentazione di riferimento, se a qualcuno interessa…

Proposta di intervento di riqualificazione ambientale delle aree fluviali di Alessandria dei fiumi Bormida e Tanaro

Il progetto, oggi giacente al CIPE come studio di pre-fattibilità, consiste in un intervento di riqualificazione ambientale delle aree fluviali di Alessandria sui fiumi Bormida e Tanaro e ha come obiettivo contribuire significativamente al miglioramento della qualità della vita degli alessandrini favorendo la fruizione delle aree perifluviali pubbliche, o di uso pubblico tra cui quella dell’ex cava di Cascina Clara e Buona, integrando il recupero ambientale previsto dal progetto del Consorzio Cociv e approvato dalla Deliberazione della Giunta Regionale n. 8- 3161 del 18 aprile 2016. Tutto ciò però senza interferire negativamente, ma anzi integrandosi con le normali attività agricole che hanno nel tempo disegnato un paesaggio agrario esso stesso meritevole di valorizzazione.

Il valore complessivo di questi interventi si aggira intorno al milione e mezzo di euro pertanto la realizzazione di questo progetto è da definire sulla base dei fondi che verranno concessi, se verranno concessi. Il progetto si potrebbe comunque utilizzare per fare attività di fundraising con altri soggetti interessati.

Il Consiglio comunale negli anni scorsi si è espresso più volte sulla necessità di lavorare per la riqualificazione dei lungofiumi. Inoltre, rimane aperta la partita con la Regione Piemonte per il riconoscimento dell’area di salvaguardia della confluenza Tanaro/Bormida da riprendere questa volta con l’accordo delle associazioni di categoria degli agricoltori.

Obiettivi

– consentire una futura fruizione pubblica dell’area sottoposta a recupero ambientale della ex cava Cascina Clara e Buona;

– migliorare l’accessibilità al fiume;

– rendere fruibili gli argini fluviali orientando il pubblico in ambiti idonei e attrezzati;

– riqualificare e rinaturalizzare le parti degradate da attività antropiche improprie;

– tutelare e valorizzare le componenti strutturali del territorio – percorsi, arginature storiche, ecc.;

– valorizzare le visuali che si aprono sul fiume e sulle colline circostanti;

– ricostituire i collegamenti con il paesaggio agrario di pianura e con i centri abitati.

Area di intervento

L’area di intervento sono le sponde dei fiumi Tanaro e Bormida:

– sul Tanaro a partire dal Ponte Tiziano fino alla confluenza con il fiume Bormida.

– sul Bormida a partire dalla area della ex cava di Cascina Clara e Buona fino al ponte sulla str. Prov 185 (Ponte del ristorante La candela) e relativa area attrezzata e poi tramite strada asfaltata raggiunge il circolo ricreativo Europa in via del Chiozzetto in quartiere Europa e da qui prosegue fino alla confluenza con il fiume Tanaro.

Infatti il tratto fluviale delle confluenze dei due fiumi nonostante il forte impatto delle opere idrauliche realizzato a difesa della città, non appare compromesso in maniera irreversibile, ma al contrario possiede elevate potenzialità in termini di riqualificazione. Il progetto individua due ambiti di intervento collegati tramite il percorso ciclopedonale, un’area urbana e un’area periurbana.

Area urbana

Gli interventi

In questo ambito sul fiume Tanaro si prevede:

1) La realizzazione di una GRADONATA di accesso dal Parco Italia al fiume Tanaro collocata a valle del ponte della Cittadella. La gradonata verrà realizzata con moduli prefabbricati, e verranno rispettate le normative di riferimento per quanto riguarda i vincoli idraulici di occupazione dell’alveo del fiume e dell’altezza delle opere di contenimento di piena attualmente in essere.

2) Realizzazione di una passeggiata ciclopedonale a raso del fiume che percorre tutta la parte bassa del Parco Italia, con partenza dallo sbarco della gradonata sopra indicata, come collegamento dello stesso Parco Italia a valle del Ponte Meier in sponda destra fino all’argine maestro del quartiere Orti in corrispondenza di Via Poligonia, che proseguirà poi fino alla confluenza con il fiume Bormida. La passeggiata a raso del fiume verrà realizzata con opere di contenimento in massi ciclopici intasati con calcestruzzo.

3) Consentire l’accesso pedonale alle sponde del fiume Tanaro in sponda sinistra in corrispondenza della Parrocchia dell’Annunziata valicando il muro d’argine tramite scivolo accessibile anche ai diversamente abili.

4) Realizzare un’area verde pubblica di fruizione del fiume in zona Zona Orti di circa 44.000 mq delimitata dall’argine maestro e la riva del fiume in corrispondenza di via Poligonia e fino a Via Magellano tramite:

– acquisto terreno

– realizzazione imbarco-sbarco canoe

– realizzazione area attrezzata e percorso disabili

– parcheggio per auto e caravan

– valorizzazione dell’ area demaniale boscata

b) Area rurale e periurbana

In questo ambito Il progetto si basa su INTERVENTI LEGGERI ed ECONOMICI distribuiti lungo più percorsi di riavvicinamento al fiume, che hanno come fine quello di riportare la gente al fiume, la riattivazione di luoghi dimenticati, abbandonati, dismessi e la rivisitazione di elementi artificiali come le difese idrauliche e le infrastrutture.

Gli interventi

1) Realizzazione ciclopedonale Tanaro – Bormida

In prosecuzione il percorso ciclopedonale dall’area verde degli Orti una variante del percorso consente di raggiungere oltre il depuratore un’area demaniale sul fiume di circa 10 ettari da valorizzare per la fruizione naturalistica in cui si prevede un’area attrezzata per sosta e postazioni di osservazione della fauna nonché percorso per mountain bike.

La ciclopedonale dal depuratore raggiunge la confluenza del fiume Bormida passando su piste e sentieri esistenti in cui si prevede un miglioramento del fondo.

Giunta al Ponte sulla SR 10 la ciclopedonale risale la sponda sinistra del fiume Bormida fino all’area comunale ex River Side e da qui su strada bianca raggiunge il circolo ricreativo Europa in via del Chiozzetto, da qui prosegue su strada asfaltata fino a raggiungere l’area attrezzata demaniale a monte del Ponte su SP 185 (presso ristorante La Candela) e prosegue su strada bianca per terminare all’area di ex cava di Cascina Clara e Buona in sponda sinistra del fiume Bormida oggetto di specifico progetto di recupero su oltre 40 ettari a destinazione naturalistica ed in disponibilità del Consorzio Cociv.

2) Creazione di aree di sosta attrezzate nei punti significativi sponda sinistra del Fiume Bormida

– area attrezzata demaniale a monte ponte SR 10 (Ponte per Spinetta M.go)

– area attrezzata comunale ex River side e sistemazione sponda demaniale

– Rinaturalizzazione di aree degradate e/o prive di vegetazione in particolare ex baracche diroccate presenti in sponda sinistra del fiume Bormida su sedime privato e su sedime demaniale (Forte Guercio) prospiciente via del Chiozzetto

– area attrezzata demaniale a monte Ponte su SP 185 (presso risto La Candela)

I fruitori

Pescatori – I pescatori sono per lo più cittadini di Alessandria e dei comuni limitrofi avranno maggiori spazi e ambienti riqualificati.

Ciclisti, cicloturisti, escursionisti e canoisti – I ciclisti e gli escursionisti che percorrono il percorso ciclopedonale possono approfittare di un momento di sosta utilizzando le aree attrezzate per avvicinarsi al fiume, oppure deviare e visitare il centro città. Inoltre la realizzazione di due imbarchi e sbarchi sul fiume consentirà lo sviluppo di attività canoistiche.

Turisti e curiosi – Il percorso riesce ad attirare l’attenzione del turista occasionale grazie alla presenza di installazioni interattive ed alla possibilità di collegare più punti significativi della città e della campagna, offrendo un’esperienza praticabile anche in giornata.

Per una lettura critica delle cartolarizzazioni alessandrine. Le vicende SVIAL e VALORIAL.

Le operazioni di cartolarizzazione dei patrimoni immobiliari disponibili sono state all’ordine del giorno in moltissimi Comuni nella prima decade degli anni Duemila, ma in Alessandria la doppia operazione, indipendentemente dal colore politico dell’Amministrazione, è stata caratterizzata dallo scopo primario di riequilibrare la parte corrente del bilancio comunale, anziché programmare nuovi investimenti strutturali. Operazione che non ebbe successo anche perché lo squilibrio delle spese correnti era dovuto al fatto che queste ultime avevano carattere ricorrente al contrario del corrispettivo per la vendita degli immobili.
– L’intervento del Comune di Alessandria a favore di VALORIAL (coobbligato in fideiussione sul fido di oltre 5 milioni rilasciato dalla Banca Popolare di Novara) fu necessario per ottenere l’assenso all’operazione da parte dell’Istituto di Credito in considerazione del fatto che il pool bancario della prima operazione (SVIAL) si era ritirato dalla seconda proposta. La fideiussione comunale venne approvata dal Consiglio Comunale durante l’Amministrazione di centrodestra 2007 – 12.
– Sotto la Direzione generale di Dario Pavanello, SVIAL affidò incarichi di consulenza ad uno Studio Legale di Alessandria per l’effettuazione dei procedimenti di vendita degli immobili acquisiti dal Comune.
– L’esposizione debitoria di SVIAL, oltre all’incarico consulenziale summenzionato (valore di circa 120.000 euro), riguarda esclusivamente il pool bancario (BPM – BNP Paribas – Intesa San Paolo) per un valore di circa 6 milioni (capitale + interessi) sulla quale sussiste esclusivamente un pegno a favore dei Creditori sulle quote societarie.
– L’esposizione debitoria di VALORIAL, oltre al debito bancario garantito in parte dalla fideiussione citata e in parte da un mutuo ipotecario di circa 1,5 milioni, è consistito in un debito nei confronti del Direttore generale Dario Pavanello; quest’ultimo ha avviato a suo tempo procedura esecutiva a carico dei terreni di proprietà della Società che sono già andati venduti all’asta giudiziaria nel mese di maggio scorso.
–  Durante gli anni della “nostra” amministrazione si sono necessariamente – e in primo luogo – messi in liquidazione i due Soggetti in quanto le nuove norme avrebbero obbligato il Comune a sopportare a bilancio le ingenti perdite di esercizio dovute alla radicale svalutazione degli immobili.
– L’ipotesi di lavoro perseguita (di comune accordo con gli Istituti di credito) è stata quella di consolidare (con contratto di accollo) il debito bancario delle due Società a carico del bilancio comunale come se si fosse trattato di mutui contratti a medio e lungo termine direttamente dal Comune.
– L’ipotesi ha incontrato una serie di difficoltà alcune delle quali non sono state superate:
a. l’indebitamento iniziale non venne utilizzato per investimenti, ma per tentare di riequilibrare il bilancio corrente del Comune (tentativo poi abortito) e come tale in violazione della norma costituzionale che consente l’indebitamento degli Enti Locali esclusivamente per investimenti;
b. l’ipotesi di trovare oggi un motivo di investimento (ampliamento del Tribunale per SVIAL e ampliamento della sede comunale per VALORIAL) è mancato di precedenti atti programmatici di indirizzo politico e di una sostanziale anticipazione nelle previsioni di bilancio della copertura finanziaria della ristrutturazione del debito;
c. Sullo sfondo resta il problema della responsabilità contabile a carico dell’Amministrazione 2007 – 2012 per la fideiussione concessa e della ipotesi di responsabilità contabile a carico dell’Amministrazione Rossa qualora fosse andata in porto la ristrutturazione del debito con accollo (ragione per la quale ci siamo fermati).
Allo stato dell’arte, almeno da quel che si legge, l’Amministrazione Cuttica sta esclusivamente cercando di onorare il debito dello Studio Legale per interrompere la procedura di asta pubblica fissata a ottobre 2017 per l’immobile di via Cardinal Massaia. In proposito, va detto che l’opzione Caserma Valfrè, nei cinque anni di centrosinistra, aveva fatto cadere l’opzione ampliamento dell’attuale sede. L’indecisione del Ministero della Giustizia continua a non rendere minimamente operativa una procedura amministrativa che dia una prospettiva di investimento pubblico all’immobile in questione.
Si sono fatte molte parole in campagna elettorale, ma ad oggi non sussiste neppure alcuna certezza della procedura ministeriale relativa all’accorpamento degli Uffici Giudiziari nella nostra Regione: tutti ne hanno parlato ma non si trovano atti o documenti in tal senso. Inoltre, il Comune ha perduto ogni competenza funzionale in materia.
L’eventuale vendita all’asta dell’immobile di via Cardinal Massaia determinerebbe un danno evidente a carico del pool bancario, ma nessuna conseguenza diretta a carico del Comune per il fatto che su SVIAL non ci sono obbligazioni civilistiche contratte (né reali, né personali). Certamente, però, dopo i casi di AMIU e di ATM, l’analisi creditizia del Gruppo Comune subirebbe un inevitabile aggravamento con la chiusura di possibili aperture finanziarie su altri fronti.
Diverso il discorso su VALORIAL la cui situazione è nettamente diversa da SVIAL in quanto permane lo stallo in merito alla fideiussione rilasciata a suo tempo. Responsabilità contabile? Può essere, ma a carico di chi? Sicuramente di chi contrasse l’obbligazione fideiussoria, ma anche per chi oggi o domani coprirà il debito? Il bilancio comunale potrebbe reggere l’immediata previsione di spesa di 5 milioni di euro su un unico anno finanziario? Forse utilizzando i fondi rischi accantonati per i debiti OSL, ma con una certezza: reggerebbe l’equilibrio di bilancio ma non reggerebbe l’equilibrio di finanza pubblica.

Sui costi di iscrizione alla refezione scolastica

Mi permetto di segnalare qualche dato e fare qualche considerazione per una valutazione critica sul tema oggetto della protesta, comprensibile ma da trasformare in proposte concrete. Quel che segue vuole essere un breve approfondimento per aiutare tutti a ragionare e formulare ipotesi di miglioramento del sistema.

A seguire, un confronto delle tariffe per la refezione scolastica tra alcuni capoluoghi del nord ovest. Per una valutazione corretta occorre considerare che la retta di iscrizione per i residenti è commisurata al reddito (per chi presenta l’ISEE).

Alessandria prevede la retta di iscrizione, è vero, che pochi Comuni hanno, in ogni caso, se spalmiamo anche 150 euro (il max) sui circa 200 giorni di scuola fanno meno di 1 euro al giorno, che aggiunti alla cifra del buono pasto giornaliero portano il costo per le famiglie residenti ad Alessandria in linea con il costo di chi vive a Novara, e inferiore a quelli di Pavia, Vercelli, Piacenza.

Novara:     costo pasto intero          € 4,80

Pavia:      costo pasto                 € 5,00        in aggiunta merenda scuole materne    € 0,30

Piacenza:                               € 5,56

Vercelli                                € 5,23

Alessandria                             € 4,00        + iscrizione annuale € 150,00 (a seconda del reddito, 150 solo al max)

Si consideri che da contratto il costo a pasto che il Comune deve riconoscere ad Aristor è superiore ai 6 euro, mediamente di questi 6 euro abbondanti ne arrivano molto meno di 5 da quanto pagano le famiglie (molti pagano prezzo scontato per fascia di reddito), il resto è pagato dai contribuenti alessandrini attraverso la fiscalità generale. Le richieste delle famiglie non residenti dovrebbero tenere conto di questo particolare non trascurabile.

Considerazioni. E una proposta.

Sulle iscrizioni dei non residenti io credo che si debba dare conto della modalità seguita dal Comune di Alessandria per il sistema asili nido sulla base del quale il Comune di residenza del beneficiario del servizio può convenzionarsi con il Comune di Alessandria e pagare la differenza. Modalità corretta visto che non mi pare giusto che i cittadini di Alessandria debbano accollarsi totalmente anche i costi fissi di offerta del servizio. Questa modalità si potrebbe ampliare anche ai servizi scolastici in relazione ai costi mensa (ma dipende dagli altri Comuni più che altro). Diversamente, mi sembra corretta la distinzione fra residenti e non residenti. Gli alessandrini dovrebbero pagare per tutti? No. I non residenti dovrebbero attivare i propri Comuni a promuovere convenzioni con il Comune di Alessandria e mettere risorse per offrire servizi ai propri residenti, non chiedere ad Alessandria di occuparsi di tutti, non è questione di giusto o non giusto, è solo che sarebbe insostenibile.

Ancora, nonostante il dissesto, nel 2016 sono sensibilmente diminuite le rette di iscrizione ai Nidi per i redditi medi, questo può sembrare un altro discorso ma non lo è visto che incide sui costi mensili delle famiglie giovani, spesso con più figli iscritti ai sevizi scolastici. Anche in questo caso, andando a vedere gli oneri per le famiglie con bimbi iscritti ai Nidi si nota che Alessandria è assolutamente nella media con una qualità buona del servizio offerto.

Sulla vicenda, Maria Teresa Gotta, ex Assessore ai Servizi Educativi, dice: “La polemica nasce a Torino, dove la quota di iscrizione ed il costo del buono giornaliero sono molto più alti dei nostri. Il contratto con Aristor scade nel ’18 e dovrà essere attivata una nuova gara. Tutto può essere migliorabile e quella può essere l’occasione, ma la vedo dura sulla diminuzione dei costi. Il dissesto non c’entra nulla. E’ un servizio a domanda individuale e le quote a carico delle famiglie non coprono certo i costi del servizio. da qui le non agevolazioni ai non residenti. Avevamo predisposto una convenzione tipo , ma i comuni sono restii a chiederla. Non si accollano spese per bimbi che non frequentano le loro scuole…il problema è complesso”. Impeccabile, aggiungo io.
Un grazie a Lodo e Jack per avermi fornito dati e spunti di riflessione.

Fonti e riferimenti:

http://www.comune.novara.it/servizi/urp/datiUrp.php?paginaurp=3B023565

http://www.comune.pv.it/site/home/dai-settori-e-servizi/servizio-refezione-scolastica/tariffe-in-vigore.html

http://www.comune.piacenza.it/temi/formazione-cultura/mense-e-trasporti/mense/iscrizione

http://www.comune.vercelli.it/cms/it/in-evidenza/mensa-scolastica-2013-2014-2.html?Itemid=2

… e Torino (buono pasto più “scaglionato per fasce e con riduzione per i fratelli, ma QUOTA DI ISCRIZIONE FISSA più alta della nostra)

Per un ecosistema tecnologico che rilanci e distingua Alessandria

Sarebbe utile definire una strategia sui fondi FESR – Agenda Urbana che sono a disposizione dei Comuni capoluogo del Piemonte, in particolare per la parte dell’asse OT2 su innovazione e smart city.
Alcuni ipotesi di lavoro sono state già formulate da Vercelli, Alessandria, Cuneo e Biella. Contengono progetti inerenti la valorizzazione di beni culturali con tecnologie innovative in specie su archivi storici, suggestioni che possono essere ampliate anche con l’aiuto del CNR che già collabora con la Regione Piemonte.
L’intera misura di Agenda Urbana per OT2 ha come obiettivo la valorizzazione e l’uso delle piattaforme abilitanti ma bisogna approfittare di questa occasione per caratterizzare gli investimenti su una vocazione credibile per Alessandria.
Su questi aspetti occorre cercare condivisione e consenso diffusi nella nostra realtà.

Il Polo della digitalizzazione e la protezione civile 4.0.
Per un ecosistema tecnologico che rilanci e distingua Alessandria.

La Cittadella potrebbe ospitare il Polo della digitalizzazione, in coerenza con le finalità espresse dalle linee europee di finanziamento che sostengono la messa in sicurezza e il recupero funzionale della struttura.

Il Polo della digitalizzazione è un progetto innovativo, pensato su più sedi e in collaborazione con le università, che si propone di qualificare in modo significativo la Cittadella come riferimento del Piemonte sud-orientale per le nuove tecnologie, di sperimentare e realizzare idee creative, di favorire le start-up di giovani, di accogliere spin-off dell’Università, di rendere disponibili spazi co-working e incubatori, di ospitare biblioteche e archivi scientifici, di fare rete fra soggetti pubblici e privati lo-cali e nazionali, di definire applicazioni per una cittadinanza digitale concreta e a misura d’uomo.

Il progetto digitale potrebbe diventare il riferimento nazionale e internazionale per la ricerca sulle tecnologie applicate alla sicurezza e alla protezione del territorio, in particolare per le azioni di monitoraggio, prevenzione e salvaguardia del patrimonio a rischio, facendo tesoro dell’esperienza maturata dopo l’alluvione del 1994.

La Cittadella (che deve diventare parte integrante della vita cittadina, seguendo gli atti di indirizzo già votati dal Consiglio comunale) si propone anche come sede ottimale per i corsi e le esercitazioni di Protezione civile in collaborazione con Master Caschi Blu UNESCO, UniTo-SUISS e Centro conservazione e restauro di Venaria Reale, al fine di valorizzare i beni architettonici locali e fare di Alessandria un polo di riferimento internazionale in tema di protezione e salvaguardia dei beni culturali, architettonici e archivistici un caso di calamità naturali.

La Città di Alessandria potrebbe lavorare con la società civile e con i referenti pubblici più qualificati: il Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR e il suo Istituto di informatica e Telematica, la Regione Piemonte, il CSI-Piemonte, i laboratori di informatica dell’Università del Piemonte Orientale, il Politecnico di Torino, i comitati intergovernativi dell’UNESCO, il Blue Shield Network, le ONG professionali della cultura (ICOMOS ICOM ICA IFLA).

Sono già emersi i possibili collegamenti con le piattaforme open data che potrebbero ulteriormente arricchire i risultati di progetti europei come INARMA sulla prevenzione del rischio inondazione dai nostri corsi d’acqua.
Progetti come GeoMemories (una sorta di Google Maps storico fatto con le foto aeree disponibili) del CNR di Pisa possono essere sviluppati in una visione trasversale e proposti in chiave culturale, storica e ludica (come narrazione e macchina del tempo sull’estensione della piana della battaglia di Marengo, per esempio) e per lo sviluppo di applicazioni finalizzate alla prevenzione del rischio dissesto idrogeologico.

L’indagine sui rifiuti (II parte)

La vicenda di Aral va avanti correndo su un crinale sempre più sottile. L’assemblea soci ha sancito la fine dell’esperienza dell’ultimo CdA promuovendo un amministratore unico che si trova ad affrontare una situazione non semplice. La nostra speranza è che riesca a trovare la strada, con l’aiuto di tutti, nessuno escluso, per salvare una società che, forse, è in condizione di rialzarsi. Proviamo a spiegare perché fotografando i dati dei consuntivi dai quali si possono evincere le linee strategiche che hanno caratterizzato il cambio di rotta avvenuto tra il 2014 e il 2015, con evidenze da leggere misurando giudizi e valutazioni.

Sempre con la speranza, e lo ripeteremo fino alla noia, che la magistratura faccia chiarezza prima possibile sugli elementi emersi dall’indagine in corso, condizione fondamentale per rendere credibile ogni valutazione e praticabile qualunque prospettiva razionale di medio e lungo termine. Fondamentale che si chiarisca velocemente soprattutto l’impatto ambientale delle prassi oggetto di indagine e l’andamento dell’azienda nei primi mesi del 2017, dati ad oggi non disponibili.

La serie storica oggetto di questo approfondimento si concentra sui quattro anni che consentono di inquadrare un prima e un dopo. Dal 2013 al 2016 abbiamo, intanto, un numero di esercizi significativo, un campione rappresentativo, ma sono soprattutto gli anni che comprendono l’ultima fase del vecchio CdA e la prima fase del nuovo, insediatosi nell’autunno del 2014.

Il 2013 chiude con un totale di 323mila tonnellate di rifiuti in ingresso nel sistema di trattamento e smaltimento di Aral, poco meno di 20mln di euro di entrate, con un prezzo medio di conferimento a tonnellata di 61 euro. Di tutti i rifiuti trattati 144 tonnellate circa sono finite nella discarica di Quargnento/Solero.

Il 2014 è l’anno che chiude con un disavanzo di circa 2,5 mln di euro e un indebitamento complessivo superiore ai 20 mln. Ma seguiamo la stessa logica di analisi. Le tonnellate trattate ammontano a 303mila, le entrate si avvicinano a 23 mln di euro, la tariffa media di conferimento (costo per chi conferisce) sale a 75 euro a tonnellata, i materiali stoccati a Solero intorno alle 141mila tonnellate.

Il 2015 è il primo anno completo di gestione del nuovo CdA ed è il primo anno in cui scendono i prezzi di conferimento dei rifiuti solidi urbani dei Comuni soci. La massa di materiale lavorato da Aral si attesta poco sotto alle 320mila tonnellate, il prezzo medio a tonnellata sale a 87,6 euro (ma scende leggermente il prezzo per i Comuni soci), le entrate superano i 28 mln di euro, i conferimenti in discarica crollano a 60.153 tonnellate.

Il 2016 è l’ultimo anno su cui è possibile avere dati certi: la massa di materiale in ingresso in Aral si attesta sulle 294mila tonnellate, le entrate sono poco sopra i 27 mln di euro, i prezzi di conferimento medi intorno ai 92,5 euro, i rifiuti destinati a Solero/Quargnento poco sopra le 70mila tonnellate.

Dal 2013 al 2016 la massa trattata da Aral decresce di 30mila tonnellate, e questo è già un tema interessante, come è altrettanto vero che nello stesso periodo cresce il materiale conferito da terzi determinato sia dai conferimenti pubblici dell’area genovese che da aziende tipo Ecosavona, Sapna e Linea Ambiente, aggravi compensati dalla riduzione di secco per produzione di CDR (il cui trattamento viene ritenuto poco vantaggioso economicamente) che passa da 71 mila tonnellate del 2014 a 45 mila del 2016 e nello stesso periodo dalle 33 mila tonnellate di altri materiali alle 10 mila tonnellate come ultimo dato. Quest’ultimo dato si spiega anche con il passaggio ad Amag Ambiente dei materiali frutto della raccolta differenziata valorizzati direttamente dalla società di Amag e del Consorzio rifiuti.

In questo arco temporale Aral abbatte nettamente la pressione sulla discarica di Quargnento Solero dimezzando i materiali conferiti. Decrescono i costi per i conferimenti dei Comuni soci e viene adeguato il prezzo di conferimento a carico dei terzi con una crescita media a tonnellata di circa 31 euro, elemento che spiega in buona misura come mai Aral sia riuscita ad eliminare il deficit in parte corrente, abbattere di circa 8 mln di euro l’indebitamente complessivo, tornare a pagare i fornitori, proporre un nuovo piano industriale.

Si tratta oggi di capire se ci siano ancora le condizioni per salvare questo lavoro, teso a rendere più sostenibile la filiera rifiuti, ma fatto anche nella prospettiva di finanziare la nuova discarica che, esaurita quella di Quargnento/Solero, dovrà servire i cittadini dell’area consortile alessandrina, con una ulteriore progressiva riduzione dei conferimenti di rifiuti sia per la riduzione dell’arrivo da terzi che per una crescita della qualità e della quantità della raccolta differenziata dei cittadini delle nostre comunità.

Vogliamo chiarezza prima possibile, lo ribadiamo, ma vogliamo anche tutti gli organi competenti diano una mano per non assistere allo sfaldamento definitivo di un sistema in cui non tutto è da buttare. In attesa di un intervento definitivo del legislatore che da troppo tempo deve mettere ordine fra la regia e la gestione delle funzioni di raccolta e, soprattutto, smaltimento dei rifiuti.

 

Tabella riassuntiva

2013 2014 2015 2016
Totale rifiuti trattati/smaltiti (t) 323.191 303.037 319.872 294.294
Entrate (Euro) 19.813.876 22.781.003 28.021.594 27.340.832
Tariffe medie di conferimento (Euro/t) 61,3 75,2 87,6 92,5
Materiali in discarica Q-S (t) 144.690 140.930 60.153 70.103

 

Il CETA tra fautori e detrattori (di Giorgio Laguzzi)

A pochi giorni dall’inizio del dibattito sul CETA nel Parlamento italiano, il Consiglio comunale di Alessandria si è espresso con un Ordine del Giorno voluto su cui il Partito Democratico non ha partecipato al voto principalmente per ragioni di metodo. La maggioranza ha imposto una discussione che, a livello locale, meritava un confronto preventivo con le associazioni di categoria alessandrine, per comprendere le ragioni profonde di un tema che ha spaccato trasversalmente sia il centrodestra che il centrosinistra in tutta Europa. L’assemblea alessandrina ha così deliberato in modo frettoloso senza dibattere con i soggetti davvero interessati. Detto questo, sulle ragioni di merito proviamo a offrire un contributo critico, firmato da Giorgio Laguzzi, riassunto in due puntate per la complessità dell’argomento.

Introduzione: il CETA tra fautori e detrattori

“Comprehensive Trade and Economic Agreement, noto con l’acronimo CETA, consiste nell’accordo di libero scambio bilaterale tra Canada e UE. Il campo politico, come spesso accade, si è diviso tra favorevoli e contrari, tendenzialmente in base alla loro appartenenza partitica. Va registrato a riguardo che il partito che forse più ha subito una divisione è stato proprio il PD, nel quale diversi europarlamentari hanno votato contro tale accordo, non in conformità con la maggioranza del gruppo. Questo breve intervento parte dal presupposto di evitare le posizioni sia di chi da un lato saluti qualsiasi accordo di libero scambio e qualsiasi processo derivante dalla globalizzazione come qualcosa di positivo, e dall’altro chi invece tema che tali processi ed accordi siano frutto di una qualche setta oligarchica multi- e sovranazionale che ordisca progetti e trame ai danni della classi medie e popolari. Evitare dunque sia un superficiale pensiero angelico della globalizzazione, sia un opposto sospetto demoniaco e paranoico di cospirazioni plutogiudaiche globali. Per evitare però al contempo di cadere dell’altrettanto fastidioso limbo dell’imparzialità, affermo subito la mia posizione critica e scettica nei confronti di trattati commerciali come il CETA.